Chefchaouen: la città blu

Chefchaouen, o Chaouen come viene chiamata dai locali, è situata a sud di Tétouan, tra le montagne del Rif, è una delle città più affascnanti e seducenti del Marocco, e merita che le si dedichi qualche giorno per godere la sua atmosfera e ammirare come si deve la sua medina.
Non si può non essere sedotti da queste case le cui mura colorate vanno a ricoprire una palette completa di blu e bianco, le stradine lastricate e sinuose, punteggiate di piccoli negozi di artigianato, di caffè minuscoli e di piccoli alberghi e riad, da cui spuntano stupende clematidi e bouganville. Qui le donne portano un velo (haik) bianco, in quanto il nero è riservato al lutto. Fresca d’estate, Chefchaouen d’inverno a volte è invece ricoperta dalla neve.

La città deve la sua fondazione, nel 1471, ad un Moro esiliato dalla Spagna, Moulay Ali ben Rachid, e la sua Kasbah a Moulay Ismail nel XVII secolo.

Vera e propria fortezza destinata a sbarrare l’invasione portoghese, la città fu anche rifugio per i  mori e gli ebrei in fuga dall’Inquisizione spagnola, e rimase proibita ai cristiani fino al 1920, anno della conquista spagnola. Questi al loro arrivo in città trovarono una comunità ebraica discendente dai primi rifugiati, che parlava il ladino, una lingua derivante dal castigliano medievale e sparita dalla Spagna da più di 500 anni. Gli artigiani lavoravano il cuoio allo stesso modo dei loro avi del XII secolo. Si deve inoltre a loro l’idea di imbiancare i muri in azzurro a partire dagli anni ’30 cosa che caratterizza ancora oggi questa cittadina. L’operazione di imbiancatura viene fatta una volta all’anno dalle donne e il colore azzurro si dice che serva a tenere lontano il ‘malocchio’ come pure le zanzare.