Uomo su una montagna in Marocco

Questo è quello che ho scritto il primo giorno in cui sono arrivata in Marocco, sulla terrazza del riad a Marrakech.

“Sono sdraiata qui a sentire il canto degli uccelli, un gallo in lontananza, cinguettii di razze sconosciute. Alcuni sembrano dietro l’angolo, altri lontanissimi, altri talmente vicino che mi chiedo come facciano a nascondersi cosi bene. E cerco di fissare i pensieri, di pensare a qualcosa di preciso, ma non ci riesco. Tutto va via senza nemmeno avere il tempo di essere concepito. La mente è nel momento, nel mio ora, nel mio adesso, in quello che sento intorno a me e nei magnifici colori che ho di fronte. Verde, ocra, marrone, rosso. E nel blu del cielo, nella pelle dove sento il calore del sole. Mi mancava cosi tanto il sole sulla pelle. L’odore del sole che avevo dimenticato, cosi come avevo dimenticato il gusto del momento. C’è un uomo che intona in lontananza una litania religiosa che non conosco. Sono talmente assuefatta alle associazioni di idee che non avevo neanche capito subito fosse un canto umano. Lo pensavo un rumore qualsiasi di una qualsiasi delle città del mio pezzo di mondo, e quando ho capito che non lo era mi sono sorpresa, e ho iniziato a seguirlo.

(e mentre scrivevo queste cose ancora non lo sapevo, ma col passare dei giorni quel canto mi diventerà familiare – e sentirlo ad alcune ore precise sarà come trovare i punti cardinali della mia giornata)

Sdraiata qui, in questo primo giorno, ogni secondo che passa scopro un rumore nuovo, una porta che sbatte, un cuculo, una cicala, la vita che parla. E l’unica cosa che penso è che la vita dovrebbe essere vissuta cosi, come un mosaico, come una sinfonia dove prima ti colpisce il disegno, la melodia. E poi piano piano finisci per passare il dito su ogni singolo tassello , e scoprire ogni singolo strumento. La vita come nella poesia di Musset.  Con leggerezza, questa cosa che abbiamo dimenticato. La vita come uno specchio, dove tutto si ferma un istante e tutto scivola.”

Questo invece quello che ho scritto appena mi sono svegliata una mattina, nel mio letto a Londra, ora che sono andata via.

“Il deserto mi ha lasciato nel cuore la sua pace e il suo silenzio che cullano le mie notti e le popolano dei suoi colori. Che mi portano ancora il vento caldo in faccia, il vento che mi ha riempito il petto e mi ha reso leggera e felice. E il sapore del sole sulla pelle, la beatitudine di sentire finalmente la sola cosa preziosa che conta davvero, il momento. La luce negli occhi della gente del deserto è la stessa che brilla nelle stelle del loro cielo. E stargli vicino mi ha ricordato che ci sono cosi tante cose che abbiamo dimenticato. Quello che ho osservato vicino a una persona del deserto è il non avere sete se non hai sete, e non avere fame se non hai fame. Cosi come non fabbricare il futuro, perchè in gran parte sarà Inshallah – solo se Dio vuole.

Abbiamo dimenticato la connessione con la terra, che nel deserto è talmente tanta che non c’è bisogno di strade per sapere dove andare. Forse le strade non dovrebbero servire per indicare una direzione, ma solo a facilitare il cammino perchè il terreno è spianato dove gli altri sono già passati. O magari sbaglio. Però sicuramente il contatto con la terra lo abbiamo perduto, cosi come non sappiamo piu’ camminare a piedi nudi. E quello che ho visto è che noi ci perdiamo a leggere, scrivere, fotografare, filmare. Che fermiamo il momento ma non siamo li. Se solo ci fosse un modo per fare entrambe le cose contemporaneamente, fermare il momento e allo stesso tempo starci dentro appieno, allora avremmo scoperto il segreto e la magia del vivere. E se mai avrò la grazia di riuscirci, quella sarà la mia serenità e la mia benedizione.

Ma soprattutto, ho ricordato che lo spazio e il tempo sono senza peso, e che ci dimentichiamo troppo spesso che lo è anche la nostra anima che li abita.

Scrivere queste cose è come imprimerle ancora sull’anima, e il solo dirle mi fa stare bene. Cosi come questa mattina mi sono svegliata pensando ancora al deserto e sono stata bene. Ho sorriso. E non c’è cosa piu’ bella da fare appena si aprono gli occhi a un giorno nuovo.

Chi lo sa se è vero che apparteniamo a dei luoghi, che anche noi siamo come gli alberi ma a differenza loro possiamo portare in tasca la terra dove sono conficcate le nostre radici.

Quello che ho visto non era sicuramente l’idea del deserto che avevo prima di partire. Vedere il deserto è sempre stato il mio sogno piu grande, e tutto ciò che ho visto in alcuni casi è stato piuttosto lontano dall’immaginario che mi ero costruita. Ma non importa assolutamente. Quello che conta è che non mi è mancato niente e io nel deserto, nel suo tutto e niente, sono stata tanto bene. Che bel pezzo di vita, che bel viaggio.”

di Elisa Della Scala