Tappeti berberi in un bazaar

Tutti conosciamo piu o meno un tappeto berbero e ne possiamo apprezzare i colori, la lavorazione, la fattura, l’origine.

Ma ci siamo mai domandati cosa effettivamente si nasconde dietro quei disegni geometrici? Questi rappresentano infatti un vero e proprio linguaggio in codice, tramandato di madre in figlia, che racconta la storia segreta della donna che lo ha tessuto. E’ compito della donna tessere i tappeti all’interno del focolare domestico, mentre è poi l’uomo che si occuperà eventualmente di venderlo al mercato.

I tappeti sono caratterizzati da losanghe, triangoli, righe dritte e zig-zag, disegni semplici e geometrici, molto diversi dai motivi floreali ricchi di arabeschi e intrecci, tipici dei tappeti di città dove è molto forte l’influenza arabo-andalusa e ottomana. Ogni tappeto è un libro ‘unico’, tutto da decodificare, frutto della creatività individuale e che rappresenta prima di tutto le fasi della vita della donna che lo ha creato, l’adolescenza, il matrimonio, la gravidanza, la sessualità. Il linguaggio astratto del tappeto berbero trae forma dal corpo e dalle sue trasformazioni, dalla sua forma e dalle sue funzioni, si basa sulla dualità primitiva femminile-maschile. La chiave di decodificazione di tale linguaggio viene mantenuto nel tempo ed e stato svelato in rari casi e a pochissimi iniziati, storici, esperti di cultura amazigh, appassionati di oggetti antichi.

Realizzato in lana, un buon tappeto contiene almeno 480.000 nodi in un metro quadro, e sono stati necessari almeno nove mesi per realizzarlo. I tappeti Taznakht, per esempio, vengono colorati utilizzando pigmenti naturali: zafferano, henné, menta. Sono fatti di lana di pelo di capra o di dromedario, e la donna lo ha tessuto trascorrendo lunghe ore inginocchiata davanti al telaio. Il tappeto è quindi un diario segreto, un manoscritto, un racconto di vita, e una volta terminato diventa tappeto di casa, coperta, arazzo, oppure viene venduto e porterà con se la sua storia segreta.

Artisti di fama mondiale come Paul Klee, Le Corbusier, Wassily Kandinsky erano grandi estimatori dei tappeti berberi e in varie occasioni gli hanno reso omaggio. Le Corbusier in particolare quando insegnava alla scuola di Belle Arti a Parigi aveva questa teoria: ‘Fare come le donne berbere, unire alla geometria la più incredibile fantasia’.