tramonto sulle dune

 

Come poter descrivere un viaggio in Marocco in un cumulo di parole e soprattutto solamente a parole?

Day 1: Marrakech: un viaggio nel viaggio
Marrakech è la grande città, il caos, la polvere, i tubi di scarico delle macchine, il rumore dei clacson, le strade sovraffollate. Ma poi, una volta dentro la Medina, il rumore diventa musica, vociare concitato dei commercianti, il richiamo alla preghiera del Muezzin. Gli odori di cibo provengono da banchetti sparsi un po’ ovunque nel souk, dove si può trovare letteralmente qualunque cosa e da dove le donne, ma non solo, trovano gli ingredienti per ciò che serviranno poi a tavola per cena. Il primo impatto è quello di essere catapultati completamente in un altro mondo, diverso. Non si può fare a meno di continuare ad osservare tutto ciò che si ha intorno con occhi sgranati, come se si fosse tornati bambini. Marrakech ipnotizza, strega, affascina. Ci sono edifici che sono capolavori, rifiniti e curati nei minimi dettagli; luoghi nascosti che sono piccole oasi di pace nel caos; colori accesi e vivaci che non ci si può immaginare neanche nelle migliori delle favole. Marrakech è contraddizione, silenzio all’interno del caos, ospitalità nascosta tra sguardi curiosi e un po’ invadenti, genuinità e bontà di un cibo comprato tra la polvere.

Day 2: In viaggio verso Merzouga
Lasciata la caotica città, la direzione è quella di Merzouga e del deserto. L’aspettativa è quella di un viaggio lungo, stancante e noioso che si rivela uno dei migliori momenti di intrattenimento. La sensazione è quella di essere al cinema a vedere un qualche documentario sulla natura. Per la strada un susseguirsi di paesaggi mozzafiato, che cambiano velocemente ed incantano. Si passa dalla campagna con i suoi fichi d’india, a villaggi costituiti da case che sembrano un tutt’uno con la pietra e la terra delle colline che man mano avanzano, per poi lasciare spazio alle imponenti rocce brulle e selvagge dell’Atlas, condite da macchie di neve. Poi la discesa dalle montagne si dipinge di rosso. Rocce e terra rossa, come il colore delle case che lì sorgono e come il colore dei ruscelli d’acqua della quale si tingono. Il tutto accompagnato da scheletri di alberi grigiastri prima, e da mandorli in fiore poi. Lentamente si torna in piano ed il paesaggio si fa più secco e desertico, degno dei migliori scorci dell’Arizona americana. Non si può fare a meno di osservare inermi quelle rocce stratificate e maestose, per sentirsi piccoli e impotenti di fronte a tanta grandezza. Nel frattempo il sole tramonta, dipingendo il cielo e quelle rocce di mille colori e sfumature, per lasciare il posto ad una luna che timidamente affiora tra le nuvole.

Day 3: Il Deserto
Questo giorno è stato il cuore del viaggio, la transizione ed il momento in cui lo stupore e la scoperta hanno ceduto il posto alla gratitudine. Ogni barriera, ogni freno è caduto. Il terzo giorno ho avuto l’onore di poter entrare in un villaggio reale di una delle tante comunità di Berberi, i cui antenati erano tribù nomadi oramai stanziali. Ho avuto l’onore estremo di essere accolta e di poter bere del thè alla menta nelle loro case; di mangiare il loro cibo alla loro maniera, ossia seduti per terra e con le mani, e di farmi dipingere le mani di henné come secondo le loro tradizioni. Ho sperimentato e visto come si può vivere una vita serena e tranquilla veramente con poco. Nel vuoto creato dalla mancanza di un mezzo di comunicazione, ho capito come si trasmettono amore e gentilezza con la sola arma del sorriso.
Poi, un tuffo nella natura più estrema e incontaminata. Dei dromedari nel mezzo di una tempesta di sabbia ci conducono nel nulla, tra dune di sabbia ed il solo suono delle folate di vento. Qui, un campo tendato dove passeremo la notte. Con l’incontro con il deserto, ho definitivamente ceduto un pezzetto di cuore a questo meraviglioso Paese che è il Marocco, e che rimane lì, seppellito sotto qualche duna di sabbia. Non esistono parole adatte per poter descrivere un luogo come il deserto. Il deserto è mozzafiato. E’ un tramonto assistito arrampicandosi su una duna, selvaggio perché offuscato dalle nuvole che venivano spazzate dalla tempesta. E’ un sole che nascondendosi rende le dune camaleontiche. E’ un cielo che in realtà è un lenzuolo di stelle che brillano come pietre preziose. E’ la luna piena che sorge regina ed illumina tutto come il faro di un porto sicuro. Sono i bonghi suonati intorno al falò, fino a che il sole non torna di nuovo ad inondare e riscaldare il mondo con i suoi raggi, sorgendo lentamente e solenne avvolto da un silenzio assordante e surreale.

Day 4: Ouarzazate
Inizia il ritorno verso Marrakech, questa volta diviso in più tappe. Dopo un giro sul quad tra le dune, ci dirigiamo in direzione di Ouarzazate, tornando ad ammirare le grandi rocce e le strade lunghe, diritte e semideserte che le attraversano. Visitiamo la valle delle rose, passiamo per il letto di un fiume quasi asciutto, terminiamo la giornata in bellezza con il tramonto più bello della mia vita alla diga di Barrage Alwahda, in cui il cielo si riflette perfettamente nell’acqua del laghetto artificiale creando la magia, con una tavolozza di colori che sfuma dal rosso, all’arancione, al giallo, al viola e al blu. La terra è l’asse di simmetria per questo gioco cromatico pazzesco che emoziona, toglie il respiro, e genera una gratitudine profonda verso la natura e verso questo mondo che abitiamo e che, accidenti sì, vale la pena di essere vissuto!!

Day 5: Marrakech
Ultimo giorno con un po’ di nostalgia per l’imminente partenza. Si ritorna al riad, accolti dalla dolce e gentile Majuba, la donna di casa. Tempo per fare gli ultimi acquisti e le ultime contrattazioni all’interno del souk, per poi assistere al tramonto sulla terrazza di un bar della piazza Jemaa el Fna sorseggiando thè alla menta, accompagnati dal suono di bonghi, degli strumenti a fiato degli incantatori di serpenti e del richiamo alla preghiera, mentre il cielo si tinge di rosso e le luci delle bancarelle sottostanti si accendono con l’avanzare del buio, donando alla piazza un altro aspetto, come una donna che si prepara e si fa bella per la serata.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la compagnia, l’aiuto e le indicazioni di una guida più unica che rara che ha reso questo viaggio assolutamente non convenzionale, accogliendomi a braccia aperte nella sua vita e nella sua cultura. Con la speranza di poter ritornare presto a farmi travolgere dalla magia marocchina (inshallah) ti ringrazio di cuore, Mustapha, e ti auguro il meglio. Che tutti i giorni possano darci l’energia, la verità, la semplicità, la disarmante bellezza, che ho trovato nella grande Africa e che la pace sia sempre con noi.

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